“Carmen, ma il tonalizzante è una tinta?” Me lo chiedono quasi ogni settimana, ed è una confusione più che comprensibile, perché i due trattamenti si somigliano ma fanno cose molto diverse. Capire come funziona il tonalizzante ti permette di prenderti cura del colore tra una seduta e l’altra, di mantenere i riflessi belli più a lungo e di evitare gli errori più comuni del fai-da-te. Te lo spiego in modo semplice, come faccio in salone.
Cos’è il tonalizzante capelli
Il tonalizzante è un trattamento di colore delicato e temporaneo che agisce sulla superficie del capello senza penetrarne in profondità la struttura. Il suo compito non è cambiare il colore di base, ma correggere, ravvivare o neutralizzare i riflessi. In pratica lavora sulla “tonalità” da qui il nome, più che sul colore vero e proprio.
Una caratteristica importante: la maggior parte dei tonalizzanti non contiene ammoniaca o ne contiene quantità minime, e sfa effetto in modo graduale, sbiadendo nel giro di alcune settimane senza lasciare una ricrescita netta e marcata. È proprio questa delicatezza a renderlo così utile per il mantenimento.
Tonalizzante e tinta: qual è la differenza
La differenza sta nella profondità e nella durata dell’azione. La tinta permanente apre la cuticola e deposita il pigmento all’interno del capello, modificando il colore in modo duraturo e coprendo i capelli bianchi: è il trattamento che cambia davvero la base. Il tonalizzante, invece, deposita un velo di colore in superficie che migliora e armonizza ciò che già c’è, senza la stessa aggressività e senza la stessa durata.
Per capirci con un’immagine: se la tinta è come ridipingere una parete, il tonalizzante è come passarci sopra una velatura che ne ravviva il tono. Non sostituisce la colorazione, la accompagna. Per questo nel mio salone lo uso spesso come passaggio finale o come trattamento di mantenimento tra un colore e tinte capelli a Milano e il successivo.
A cosa serve davvero il tonalizzante
Gli utilizzi sono diversi e tutti molto pratici. Il tonalizzante serve a ravvivare un colore spento che dopo qualche settimana ha perso brillantezza; a neutralizzare i riflessi indesiderati, come il giallo o l’arancio che possono comparire sulle basi schiarite; ad aggiungere riflessi caldi o freddi a seconda dell’effetto che si cerca; e a uniformare il colore quando appare disomogeneo lungo le lunghezze.
È particolarmente prezioso su chi ha fatto schiariture, méches o tecniche di colore sfumate, dove mantenere la tonalità giusta fa tutta la differenza tra un biondo elegante e un colore che “vira”. Se ami i giochi di luce delle tecniche sfumate, trovi un approfondimento dedicato su Degradé Joelle, Shatush o Balayage.
Ogni quanto usare il tonalizzante capelli
Non esiste una regola valida per tutte, perché dipende dal tipo di colore, dalla porosità del capello e da quanto spesso lavi i capelli. In linea generale, l’effetto di un tonalizzante tende a durare alcune settimane e si attenua progressivamente a ogni lavaggio.
Per la maggior parte delle persone un’applicazione professionale ogni quattro-sei settimane circa è un buon ritmo per mantenere il colore sempre fresco. Su basi schiarite, che tendono a virare più in fretta, può servire un intervento un po’ più frequente. Il momento giusto, comunque, si capisce dal capello: quando i riflessi iniziano a spegnersi o a comparire toni indesiderati, è ora di intervenire. In sede di consulenza definisco insieme alla cliente la cadenza più adatta, per non trattare i capelli più del necessario.
Si può fare il tonalizzante a casa?
Tecnicamente esistono prodotti pensati per l’uso domestico, ma è proprio qui che vedo i risultati più imprevedibili. Il rischio principale è scegliere la tonalità sbagliata e ottenere un effetto opposto a quello desiderato: un prodotto pensato per neutralizzare il giallo, ad esempio, se lasciato in posa troppo a lungo o usato su una base non adatta, può lasciare riflessi grigi o spenti.
Il valore di un occhio esperto sta proprio nella diagnosi: capire la base di partenza, la porosità del capello e quale sfumatura serve davvero. Per questo, soprattutto su capelli schiariti o trattati, consiglio sempre di affidarsi a mani esperte. Puoi vedere tutti i trattamenti parrucchiere che propongo per il colore e il suo mantenimento.
Tonalizzante e salute del capello
Trattandosi di un trattamento delicato, il tonalizzante è generalmente ben tollerato anche da chi ha i capelli colorati di frequente. Anzi, usato con criterio, permette di diradare le applicazioni di colore più aggressive: invece di rifare la tinta completa, in molti casi basta ravvivare la tonalità. Resta comunque un trattamento chimico, per quanto leggero, quindi va sempre accompagnato da una buona routine di idratazione e nutrimento della fibra, soprattutto se i capelli sono già stati schiariti.
Domande frequenti sul tonalizzante
Il tonalizzante copre i capelli bianchi?
No, non è la sua funzione. Il tonalizzante può ammorbidire e armonizzare i bianchi rendendoli meno evidenti in certe basi, ma per una copertura vera serve una colorazione dedicata.
Il tonalizzante rovina i capelli?
È tra i trattamenti di colore più delicati, perché agisce in superficie e in genere è privo o povero di ammoniaca. Va comunque inserito in una routine che si prende cura della fibra.
Quanto dura il tonalizzante?
In media alcune settimane, sbiadendo gradualmente a ogni lavaggio senza lasciare una ricrescita netta. La durata varia in base alla base di colore e alla frequenza dei lavaggi.
Posso fare il tonalizzante sopra una tinta recente?
Sì, anzi è uno degli usi più frequenti: si applica per ravvivare e perfezionare la tonalità di una colorazione che ha iniziato a spegnersi. Meglio però valutarlo caso per caso con il proprio hair stylist.
Vuoi un colore sempre luminoso e una tonalità che ti somiglia? Nel mio salone, un’oasi di pace a due passi da Milano, studiamo insieme il mantenimento più adatto ai tuoi capelli. Richiedi consulenza.
Articolo a cura di Carmen Gurnari, hair stylist a Milano con 22 anni di esperienza. Scopri chi sono.

